Il penultimatum dei sindaci

"Il 29 novembre l’ufficio di presidenza dell’Anci, mentre saranno in corso i lavori sulla legge di stabilità nella commissione Bilancio del Senato, si riunirà per decidere tempi e modalità delle dimissioni in massa dei sindaci”. Così Graziano Delrio, sindaco di Reggio Emilia e presidente dell’Anci. Per ora, la protesta dei comuni contro il patto di stabilità interno, l’Imu e i tagli ai trasferimenti imposti dalla spending review prima e ora dalla legge di stabilità – sfociata in una manifestazione con oltre mille sindaci svoltasi mercoledì a Milano – ha partorito il più classico dei penultimatum.
19 AGO 20
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"Il 29 novembre l’ufficio di presidenza dell’Anci, mentre saranno in corso i lavori sulla legge di stabilità nella commissione Bilancio del Senato, si riunirà per decidere tempi e modalità delle dimissioni in massa dei sindaci”. Così Graziano Delrio, sindaco di Reggio Emilia e presidente dell’Anci. Per ora, la protesta dei comuni contro il patto di stabilità interno, l’Imu e i tagli ai trasferimenti imposti dalla spending review prima e ora dalla legge di stabilità – sfociata in una manifestazione con oltre mille sindaci svoltasi mercoledì a Milano – ha partorito il più classico dei penultimatum. Come sempre serve a poco, se non a drammatizzare e mediatizzare la situazione, al pari delle ormai consuete minacce del tipo: “Da gennaio potremo solo spegnere la luce”. I problemi esistono, ovvio.
La legge di stabilità approvata ieri alla Camera impone un taglio ai comuni di 500 milioni in un quadro di riduzione dei trasferimenti che, secondo calcoli elaborati dagli enti locali, ma non solo da loro, dal 2007 ha prodotto restrizioni per quasi 10 miliardi. A petto di sprechi e lassismi notevoli. E per quanto riguarda l’Imu, l’Anci non ha mai smesso di chiedere modifiche al suo meccanismo. Però con dichiarazioni del tenore: “le autonomie locali continuano a essere avvertite come un problema e non come una possibile risorsa” (il responsabile Enti locali del Pd, Davide Zoggia), oppure: “vengono minati i principi fondanti della nostra democrazia” (il sindaco di Venezia Giorgio Orsoni), si passa dal problema serio da affrontare con realismo a una retorica vuota e vagamente populista.
Non è da ora che i comuni criticano le rigidità del patto di stabilità interno, soprattutto per i vincoli che impediscono di distinguere tra le amministrazioni virtuose e quelle dai conti disordinati. Ora i tagli lineari rischiano di penalizzare senza valutare, e questi sono aspetti giustamente da valutare in un confronto istituzionale serio. Però non tutti i comuni sono virtuosi, specialmente tra i grandi, e la resistenza dei piccoli a consorziarsi per razionalizzare le prestazioni e abbattere i costi si scontra spesso con resistenze di interessi consolidati, se non addirittura campanilistici. Responsabilità dei sindaci non è solo tenere le luci accese, ma è anche dire ai propri cittadini come stanno le cose a livello generale, e guidare i cambiamenti, anche se dolorosi.